Articolo scritto da Dino De Guio.

Mezzaselva gode della più piccola, ma anche della più bella piazza dell’altopiano di Asiago, una superficie di circa 600 metri quadrati circondata da case recentemente restaurare dove legno e muratura si offrono allo sguardo dei passanti con armoniosa semplicità, caratteristica principale delle abitazioni di montagna.
Battezzata “Piana dei Cimbri” dopo la fine: della Seconda Guerra Mondiale e ciò dopo due precedenti battesimi, il primo avvenuto dopo la parziale occupazione austriaca dell’Altopiano di Asiago nel 19l6 con il nome di “Kaiser Wilhelm Platz” e successivamente con quello di Vittorio Emanuele III, essa divenne un centro di ricordi più o meno lontani nel tempo di quando ancora veniva considerala regno esclusivo dei “Durende” dei “Bienke”, dei “Letta” ma soprattutto delle due sorelle “Tokhen” (Bambole in cimbro) che per il loro modo di vestire e vivere venivano scherzosamente paragonate alle “Holighen Seelighen Baiblen” della omonima antica leggenda Altopianese. ln quella Piazza era ubicato anche il “caselo” dove tutti gli allevarori di mucche andavano a portare il latte e fare il formaggio.Ma soprattutto essa era la sede della maggior osteria di Mezzaselva. il “Circolo Alpino” ritrovo prediletto degli appassionati di “morra” gioco in quegli anni molto praticato le cui grida spesso risuonavano nella piazza sotto forma di baruffe, generate di solito da incomprensioni tra i giocatori, specialmente quando 1’alcol entrava prepotentemente nel vivo delle discussioni. Ma il “Circolo Alpino” era stato scelto dal “Fiduciario” politico di Mezzaselva come centro di diffusione dei comunicati del Partito, trasmessi attraverso un altoparlante rivolto sulla piazza dove i cittadini venivano preventivamente convocati. Così anche quel pomeriggio del 10 di giugno l940, appositamente acceso per portare alla conoscenza a tutti i cilmdini d’Italia un importante annuncio che il “Duce” aveva da comunicare. Quasi tutti gli abitanti di Mezzaselva erano presenti tra i quali la Pierina. della “Keia”, una vecchia donna che già aveva sofferto i disagi di un lungo profugato nella Pianura Vicentina durante la Prima Guerra Mondiale. Ascoltava attentamente, e ogni tanto si esaltava esclamando: “Horr nono! Horr nono!” espressione cimbra che significava : “Senti che roba” Ma siccome non le riusciva di capire una sola parola del discorso, ogni tanto si rivolgeva a chi le stava vicino, chiudendo:
“Bas hatar kot?” (Che cosa ha detto?) Ma quando qualcuno le rispose : “An andara Kriik, Prini! An andara Kriik “(Un’altra guerra, Pierina, un’altra guerra!) la Keia se ne scappò via di corsa e andò a rinchiudersi dentro casa. Ed alla prima vicina di casa che andò a bussare alla sua porta per chiederle cosa le era successo, lei rispose tra le lacrime: “Profuga ghen ich net mear! Sterban, pitosto!” (Profuga non voglio più andare, morire piuttosto!)
DinoDeGuio